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Quattro chiacchiere con Sarah Iles autrice di Paura della felicità

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l'autrice Sarah Iles, autrice del romanzo Paura della felicità.
Abbiamo scoperto com'è nato il suo romanzo, cosa vuole trasmettere ai suoi lettori e perchè bisogna assolutamente leggerlo.
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Da dove vieni?
Da Bagheria, la città di Tornatore e Guttuso. Abito vicino al mare, in una di quelle case in cui dalle finestre si sentono le onde che si infrangono sugli scogli.


Mai senza?

Carta e penna, in borsa, in tasca, in macchina, sul comodino.


Se dovessi esprimere tre desideri?

Cuore di mamma dice subito che il primo desiderio è la felicità dei miei bimbi. Il secondo è sicuramente avere tanti lettori, non per una questione di fama, ma perché significa tante cose insieme: scrivere bene, avere un’idea della vita simile a tanti, amare i propri personaggi e sentirli amati dagli altri. Il terzo sarebbe… avere più desideri!


La tua vita in un tweet?

La mia vita è un sentiero di montagna che scende fino al mare. Ogni tanto qualche sassolino nelle scarpe, ma io so andare anche scalza!


Quali sono le tue letture di riferimento e i tuoi autori preferiti?

Il primo libro che mi ha fatto innamorare della lettura è
Il ritratto di Dorian Gray, sfido poi a non adorare Wilde. Di riferimento prendo sempre Shakespeare, per elaborazione della trama, idee, paradossi, mi pare che tutto cominci da lui, soprattutto nel mio “genere”, il romance. Amo tanto la Winterson, Follett e Tolkien. Non sono un tipo di lettrice da unico genere, devo però confessare che non ho mai letto horror e gialli.


Parliamo un po’ di Paura della felicità 
come mai hai deciso di scrivere proprio un romance?

Confesso. Le mie letture non erano mai improntate ai romance, credevo di non essere portata per storie d’amore e lacrime e gioia. Poi ho letto Romeo e Giulietta e il mondo è cambiato. Ho iniziato a leggerne e poi a scrivere contemporary romance, mi piace molto. Però non sono fatta per le storie da “confetto”, ci deve essere per forza il tormento, se c’è una cosa che ho imparato è che senza sfidare il destino non si ama mai alla perfezione. Paura della felicità è un romance-rinascita in cui la protagonista, Aurora, ama alla follia, ma si fa vincere dalla paura, almeno all’inizio.


Come nascono i tuoi personaggi, c’è un collegamento con la realtà?

Sì, i miei personaggi sono ancorati alla mia realtà. Un ricordo, una persona, una frase, ed eccoli che compaiono nella mia mente e poi nei miei romanzi. In ognuno di loro c’è sempre una parte di me che parla e prende vita.


In quanto tempo hai scritto questo romanzo, ti ritieni soddisfatta della tua esperienza di scrittrice?

Ho scritto Paura della felicità in poco più di tre mesi, seguo la teoria di S. King. Poi l’ho lasciato lì a riposare. Non credevo che avrebbe avuto così “fortuna” di vincere un concorso e di essere scelto anche per altri concorsi a cui avevo partecipato.
La mia esperienza di scrittrice mi piace, mi soddisfa, certo è che non mi fermo e punto in alto. Sempre puntare in alto, come si dice? “Punta a conquistare la luna. Se non ci sarai riuscito, avrai vagabondato tra le stelle”. Be’, io la mia vita da scrittrice la vedo proprio in questa frase di Lester Brown.


Cosa vorresti trasmettere ai tuoi lettori, qual è il messaggio che vorresti trasmettere loro?

Il messaggio che tento di veicolare è proprio quello del viaggio. Vivere è un moto che deve continuare nonostante i problemi, le difficoltà, l’indifferenza della gente, le angherie quotidiane. Le avversità sono sempre dietro l’angolo, ma la volontà deve essere più forte di tutto. E io sono convinta che l’amore può essere il mezzo per vivere bene il proprio viaggio, qualunque sia la forma d’amore che uno sceglie, fosse anche solo quello per se stessi.


Sei
già al lavoro su un nuovo romanzo? Sarà un seguito di quello precedente o qualcosa di completamente nuovo?
Ho già scritto il sequel di un altro romanzo e adesso sto scrivendo un romance tutto nuovo e mi sto documentando per un fantasy che mi frulla in testa da tanti anni. Mai fermarsi!


 

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